La responsabilità sociale dei media
Posso vedere i cartoni? Mi compri le figurine? Posso giocare con la play? Mi prendi un fumetto? Posso navigare? Quante volte i genitori di tutto il mondo si sono sentiti rivolgere queste domande e quante volte la risposta e stata un sì, accompagnata, come ovvio, dalla raccomandazione di finire i compiti o di non stare troppo davanti allo schermo. Non basta, però, accontentarsi di un generico invito a preservare la vista e lo studio, è dovere d’ogni genitore accertarsi di cosa vede o legge, il proprio figlio. Benedetto XVI, dall’alto del suo magistero religioso e morale, è intervenuto sulla questione rilevando come i mezzi di comunicazione di massa, oltre a dare un apporto positivo alla comprensioni tra i popoli ed alla democrazia: ” Non manca, purtroppo, il rischio che essi si trasformino invece in sistemi volti a sottomettere l’uomo a logiche dettate dagli interessi dominati del momento. È’ il caso di una comunicazione usata per fini ideologici o per la collocazione di prodotti di consumo mediante una pubblicità ossessiva. Con il pretesto di rappresentare la realtà, di fatto si tende a legittimare o ad imporre modelli distorti di vita personale, famigliare o sociale. Inoltre per favorire gli ascolti…non si esita a ricorrere alla trasgressione, alla volgarità, e alla violenza., inoltre vengono proposti e sostenuti modelli di sviluppo che aumentano senza ridurre il divario tecnologico tra paesi ricchi e quelli poveri.”
Una lucida e spietata analisi che non ha bisogno d’ulteriori commenti.
Qualche utile idiota, però, sostiene, il Papa è il Capo di uno Stato estero, dunque non ha titolo per intervenire sulle questioni italiane: è una stupidaggine siderale, dunque, conviene raccogliere e rilanciare le parole di Sua Santità, soprattutto per costringere ognuno a riflettere sulle proprie responsabilità.
Primi, fra tutti, i genitori, me compresa. Non possiamo cavarcela con qualche sbirciata o con qualche generico richiamo, l’impegno all’educazioni dei figli deve essere una costante, non una variante umorale. Senza evocare un clima da caserma (sono figlia di un soldato) e sapendo che ognuno ha i guai suoi, in casa ci deve essere quel “rigore dolce” che indichi quali i diritti e quali i doveri, quale la vita reale e quale la fantasia. Questo non ci mette al riparo da nulla, ma figuratevi non farlo! La scuola è un altro luogo determinante per l’educazione all’uso dei mezzi di comunicazione.
In alcune scuole, già nei primissimi anni dell’apprendimento, si è introdotto l’uso del computer, un iniziativa che introduce ad un uso intelligente del mezzo. Nessuno s’illuda, però, che questo basti!State tranquilli, si fa per dire, i nostri figli sono in grado di navigare ovunque. A questo punto, inevitabilmente, s’introduce la responsabilità sociale dei mezzi di comunicazione. Siamo e saremo sempre di più, se mi passate l’espressione, in una “democrazia digitalizzata”, quindi dobbiamo saper conciliare il diritto sacrosanto ed inviolabile della libertà di parola, di pensiero e ovviamente d’immagine, con quello della salvaguardia dei valori e dei modelli di vita cui faceva riferimento il Papa.
Da questo sforzo di “conciliazione” non possono esimersi gli stessi operatori dell’informazione e dell’intrattenimento. Sono convinta che la globalizazzione, il mercato mondiale, le esigenze di competitive dell’impresa, non possono essere né sottovalute o ignorate, ma, tutti dobbiamo darci dei criteri, un codice (d’autoregolamentazione per le imprese), condiviso e fruibile. Non ho ricette in tasca, ne immagino forme di censura preventiva, ma quando vedo, come ho visto, dei videogiochi con tanto di schizzo di sangue sullo schermo, reality show che di reale non ha neanche i nomi dei protagonisti, ma in compenso un’esasperata quanto inutile esibizioni d’amplessi, porno cartoons, manifesti pubblicitari con espliciti richiami sessuali, variamente orientati, ecco a questo punto è il caso di fermarsi e porsi qualche domanda.Per questo motivo ho promosso insieme alla vicepresidenza della Commissione Parlamentare per l’infanzia con l’onorevole Tancrini un incontro che ha per tema proprio la responsabilità sociale dei media per cercare insieme a tutti coloro che producono contenuti,idee per essere comunicatori responsabili.
(Per una responsabilità sociale nei media e nello show-business,Sala della Mercede,via della Mercede 55,ore 10,30 ROMA )







Articoli
NO! NO! NO!
la prima responsabilità è del Genitore!
i mezzi di comunicazione e soprattutto internet sono mezzi globali e come tali si devono saper utilizzare. i mezzi ci sono e bisogna promuoverli.
esistono i filtri per la navigazione da installare sul computer che usa il pargolo, che coadiuvano l’indispensabile vigilanza del genitore.
tutti i videogiochi riportano l’eta a cui sono rivolti e i tipi di contenuti, e basta un rapido giro su google per controllare se i contenuti sono o no adatti.
per la televisione con l’introduzione del digitale terrestre esistono i comodissimi PVR (il mio l’ho comprato su ebay tedesco) che registrano le trasmissioni su hard disk, chiedo a mio figlio che cosa vole vedere lo registro e poi è lui stesso che salta le pubblicità con il telecomando.
queste sono le cose concrete.
|Lasciato il 26 febbraio 2008 alle 21:53|i bavagli sono contro il liberismo.
Signora, una frase come:
“Qualche utile idiota, però, sostiene, il Papa è il Capo di uno Stato estero,”
grida vendetta per l’abuso di virgole; dovrebbe almeno sostituire la penultima con un “che” (sostiene che il Papa etc.) per dare comprensibilità al tutto (ha qualcosa contro le relative?)
Si può aggiungere che Joseph Ratzinger in arte benedettodecimosesto, sull’educazione dei figli e sui valori della famiglia può esprimere solo riflessioni e considerazioni teoriche, essendo circondato solo da anziani celibi per scelta, ed essendolo lui stesso.
E comunque, quanto enunciato ex cathedra dal Pontefice ha validità di precetto esclusivamente per i cattolici e per chi riconosce l’autorità morale del capo della Chiesa Romana.
Un laico può trovarsi liberamente d’accordo sul contenuto e sul valore morale, come può capitare di essere in sintonia con quanto affermato dal Dalai Lama, dal Rabbino Capo di Gerusalemme o dal Patriarca Ortodosso, esattamente allo stesso modo.
Suscita poi autentica perplessità che tra i suoi valori citi proprio quella frase di Friedrich August Von Hayek, illustre economista austriaco – che spiega che mentre è accettabile che esistano delle proibizioni, non è compatibile col liberalismo che occorra un permesso per la maggior parte delle cose da fare – principio che è invece tra i fondamenti della dogmatica dottrina cattolica. La contraddizione non le salta agli occhi?
|Lasciato il 27 febbraio 2008 alle 14:27|Preg.ma On.le Carlucci,
|Lasciato il 27 febbraio 2008 alle 14:34|mi é stata segnalata la lettera del Prof. E. Boschi scritta in relazione alla nomina del Prof. Maiani alla Presidenza del CNR. La
morale della lettera di Boschi é che…. il terremoto dell’Irpinia oltre a causare danni alle persone e alle cose, ha, ahinoi, anche privato l’Italia di un altro potenziale Premio Nobel, di cui il Paese avrebbe potuto menar vanto.
Non entro nel merito della ricostruzione, “puntigliosa” e direi venata anche da un pò di invidia del Prof. Enzo Boschi nei confronti del Prof. Maiani. La cosa non penso faccia molto onore al Prof. Boschi. Non entro nello specifico dei meriti del Prof. Maiani; altri più autorevoli del sottoscritto nel campo della fisica si sono espressi. Non é il caso di aggiungere altro.
Mi soffermo sullla parte iniziale della lettera laddove Boschi recita “é da parte mia un dovere spiegare, a coloro che mi stimano, i motivi per cui ritengo sia stato commesso un atto di selezione non fondato su meriti scientifici”. Non pensa il Prof. Boschi che il rispetto della meritocrazia debba valere, sempre e comunque, per tutti? O pensa che l’osservanza della meritocrazia debba venire invocata solo quando si ritiene che i “propri meriti” non ricevono la giusta valutazione?
Allego all’On.le Carlucci un articolo “Italy’s investement in research” mio (e dei colleghi Giuliano Panza e Angelo Peccerillo) pubblicato sulla rivista rivista EOS (organo ufficiale dell’American Geophysical Union, cioé l’organismo che raccoglie il maggior numero di scienziati, a livello mondiale, in campi che spaziano dalla vulcanologia alla geofisica alla fisica dell’atmosfera e altro), riguardo i “criteri” di merito che lo stesso Boschi fa osservare nella gestione dei fondi pubblici dati in affidamento dalla Protezione Civile all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vuilcanologia da lui diretto. Allego anche l’interpellanza parlamentare sull’argomento presentata dall’Onle Poretti.
Cordiali saluti
B. De Vivo