Voglio raccontare come si costruisce un mostro:Gabriella la pazza al volante
Tutto comincia quando, a pochi giorni dalla mia I^ elezione in parlamento per Forza Italia (quando si dice il caso), compare sulle pagine del “Corriere della Sera” una foto di scena in cui mi si vede in sella ad una moto mentre parlo con due vigili.articolo
La didascalia, grosso modo, recita: “La Carlucci, multata dai vigili perché guidava senza casco, e a cento all’ora…”; siccome quando la fantasia si scatena diventa inarrestabile, avrei pure detto: “Non porto il casco perché mi rovina i capelli”.
E’ una balla spaziale ( a fianco trovate le sentenze di condanna di I^,II^ e III^ grado del giornale e del suo fantasioso cronista), però resocontata dall’autorevole “Corriere”: è il primo tassello per la costruzione del mostro!
Dopo qualche tempo la Carlucci, Deputato della Repubblica ormai assurta alle cronache come una che il Codice lo usa come gli pare, è pizzicata dalle “iene”con la Porsche (forse s’era una Trabant..) in divieto di sosta, non solo, ma si sarebbe giustificata con un laconico:”devo andare dal parrucchiere”. E’ un gioco da ragazzi indicarmi come pessimo esempio civico e lanciare strali contro l’arroganza del potere.
Il tutto, però, avrebbe un altro significato se la foto fosse in campo lungo, dunque con la macchina visibile per intero e ben dentro le strisce che consentono la sosta ai Parlamentari. E un altro tassello va a posto.
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In questa costruzione del mostro, ovviamente, non poteva mancare il fatidico:”lei non sa chi sono io!”.
La mitica frase l’avrei rivolta al vigile che mi stava, giustamente, multando perché circolavo con targa pari in giornata dispari (o viceversa).
Appena ritirato il verbale dal mio ufficio m’informano che le agenzie stanno già battendo la notizia dell’avvenuta contravvenzione, con l’aggiunta di particolari gustosi e palesemente falsi. Il lancio d’agenzia, infatti, racconta di una furiosa Carlucci che scende dall’auto e proferisce le sciagurate parole. Per mia fortuna ero in macchina con un amico, che può testimoniare che non sono mai scesa, né mi sono sognata di dire alcunchétestimonianza-mazzone-per-oncarlucci.doc
Il puzzle del mostro si va ormai delineando. Manca solo il tassello finale, quella che completa il lavoro: arriva puntuale sotto forma di un autobus.
Vengo, infatti, accusata di aver tamponato un bus nel centro di Roma, mentre guidavo senza cinture e parlando al telefono, poi, da quella vigliacca che sono,sono pure scappata imboccando una corsia preferenziale. Non vi dico la quantità di moralizzatori di un tanto il chilo, che si sono scatenati per additarmi al pubblico ludribio: peccato che non ho mai combinato quell’iraddidio di tamponamenti e fughe di cui sono accusata: Comune e Atac, infatti, non si sono sognati di farmi causa.
A questo punto, cementato dall’assioma “donna al volate pericolo costante”, il mostro aveva assunto le mie sembianze.







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