Archivio del mese di aprile 2008

Una legislatura innovativa per lo spettacolo italiano:laboratorio politico

apr 10

Gabriella Carlucci : ‘Una legislatura innovativa per lo spettacolo’. Laboratorio politico lunedì 7 aprile a Roma al Teatro Valle

dalla Redazione  Key4Biz
Per lunedì pomeriggio 7 aprile, nel centralissimo Teatro Valle di Roma, Gabriella Carlucci , Responsabile Cultura e Spettacolo di Forza Italia, ha promosso un convegno-laboratorio, dedicato alla presentazione delle proposte di legge del Popolo della Libertà, che verranno depositate all’avvio della prossima legislatura e immediatamente sottoposte all’attenzione del nuovo Governo.

Si tratta di 5 provvedimenti, sottoposti a pubblico dibattito con gli operatori del settore (sia della sfera artistico-autoriale sia della sfera economico-imprenditoriale) :
- Legge Quadro sullo Spettacolo dal Vivo

- Linee-guida per la riforma delle Fondazioni Lirico Sinfoniche

- Pacchetto Welfare per i Lavoratori dello Spettacolo 

- Interventi per lo Sviluppo del Cinema Italiano

- Fiscalità e Mecenatismo per la Cultura , lo Spettacolo, le Arti

Oltre a Carlucci, sono previsti, come relatori, l’onorevole Renato Brunetta, il senatore Maurzio Sacconi, e Luca Barbereschi, quest’ultimo come esponente di punta della componente Alleanza Nazionale all’interno del Popolo della Libertà.

Moderatore dell’incontro sarà Angelo Zaccone Teodosi, Presidente IsICult – Istituto italiano per l’Industria Culturale.

Sono previsti i saluti di Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Gianni Alemanno.

Al termine dell’incontro, anche per evidenziarne il carattere irrituale, avrà luogo la presentazione dello spettacolo teatrale Come spiegare la storia del comunismo ai malati di mente” di Matei Visniec, regia di Giampiero Borgia. Sarà presente anche Razvan Rusu, Ambasciatore di Romania in Italia.

Nelle intenzioni dei promotori, si tratta di una occasione laboratoriale aperta : è impossibile sfuggire la tentazione “elettoralistica”, ma si intende stimolare un dibattito critico sul “meglio” e sul “peggio” del sistema dello spettacolo in Italia, ovviamente per esaltare i “benchmark” e ridurre gli sprechi. Sono stati invitati operatori del settore senza alcuna preclusione ideologica.

Queste le tesi programmatiche annunciate dalla Carlucci: investire per la cultura, lo spettacolo, le arti : non spendere meno, ma spendere meglio

Lo spettacolo italiano sembra essere “in crisi” da sempre, forse dalla nascita : le cronache giornalistiche registrano, nel corso dei secoli, crisi del melodramma e crisi del cinema…

Forse questa crisi “strutturale” è un paradossale sintomo di vitalità e crescita, e come tale va interpretata, trasformando la crisi in crescita, superando le criticità, emulando i casi di eccellenza.

In Italia, lo spettacolo è un settore importante della società e dell’economia : anche se non si dispone ancora di dati precisi, si può stimare che esso impieghi oltre 200mila lavoratori (anche se in parte precari), migliaia di imprese (spesso micro-aziende), centinaia di enti no profit ed associazioni, e produca anzitutto ricchezza culturale, estensione del pluralismo espressivo, libertà artistica,  democrazia autentica, prima che ricchezza economica (lavoro occupazione indotto turismo culturale).

Col linguaggio della “new economy” : “content multimedia”, contenuti per tutte le piattaforme.

Nel marzo 2008, alla fine della quindicesima legislatura, la Responsabile Spettacolo di Forza Italia  ha elaborato un documento aperto intitolato “Appunti per un’agenda di liberalizzazione e sviluppo.

Una legislatura per lo spettacolo e le arti “, frutto di un primo confronto con una parte degli operatori del settore, alla luce dell’esperienza legislativa degli ultimi governi e parlamenti.

A fronte delle dinamiche conservative, e spesso passatiste, e del rischio un “governo” culturale dirigista dello spettacolo, Gabriella Carlucci ha inteso promuovere un laboratorio aperto sulla politica e sull’economia della cultura, senza discriminazioni di provenienza politica e ideologica, per consentire un confronto sul “peggio” e sul “meglio” dello spettacolo italiano, per intercettare idee concrete e proposte innovative.

Alcuni liberisti invocano addirittura l’abolizione totale del Fondo Unico per lo Spettacolo, convinti che il libero mercato spazzi via, magicamente, caste protette e sovvenzioni sprecate.

E’ una prospettiva estremista e pericolosa. Il Fus va corretto non eliminato, altrimenti si corre il rischio di buttare il bambino insieme all’acqua sporca.

Un “buon governo” dello spettacolo deve essere animato da alcune regole-quadro :

- estensione dello spettro dell’offerta, stimolazione della creatività giovanile

- massima libertà alle imprese, con particolare sostegno all’innovazione e internazionalizzazione

- promozione del welfare : assoluta tutela delle autorialità e delle professionalità

- analisi dell’efficienza ed efficacia dell’intervento della mano pubblica, ex-ante ed ex-post

- eliminazione delle pratiche assistenziali e razionalizzazioni degli enti pubblici culturali

- centralità della funzione di formazione, ricerca e sperimentazione dei finanziamenti pubblici

- preferibilità degli strumenti di incentivazione fiscale rispetto agli interventi diretti”.
 

Una legislatura innovativa per lo spettacolo italiano

apr 10

Il Popolo delle Libertà annuncia la riforma del settore spettacolo: modernizzazione, liberalizzazione, meritocrazia. E una “cabina di regia” per gestire al meglio i 6,3 miliardi di euro che Stato, Regioni, Province, Comuni destinano alla cultura.
Roma, 7 aprile 2008 – Il Popolo delle Libertà ha presentato oggi al Teatro Valle di Roma, in un incontro promosso da Gabriella Carlucci, Responsabile Cultura e Spettacolo di Forza Italia, e Luca Barbareschi, candidato di Alleanza Nazionale, le proposte di riforma del settore dello spettacolo.
Modernizzazione, liberalizzazione, meritocrazia sono i concetti-chiave intorno ai quali ruotano le proposte: una legge-quadro sullo spettacolo dal vivo (teatro, in primis) ed una serie di “leggi di sistema” per gli altri settori, per arrivare poi ad un “testo unico” sullo spettacolo.
Lo Stato non deve investire meno, ma meglio, con una gestione più oculata e trasparente del Fondo Unico per lo Spettacolo. Nessuno deve ridurre il Fus, ma il Fus deve essere riformato, per verificare se è giusto assegnare 200 milioni di euro agli enti lirici e solo 8 milioni di euro alla danza.
Durante i lavori è emerso come ormai lo Stato centrale (Ministero) conti solo per un 30 % nei finanziamenti alla cultura (1.860 milioni nell’esercizio 2006), una cifra quasi raggiunta dalle Regioni, che sono a quota 26 % (1.600 milioni), e ben superata dai Comuni, con il 44 % (2.800 milioni): ne deriva la necessità di una “cabina di regia” nazionale, che eviti gli sprechi e cerchi le sinergie.

In un documento tecnico di 40 pagine, di fronte ad una platea di operatori del settore, Carlucci ha illustrato, settore per settore, le criticità esistenti e gli interventi da mettere in atto: dalla necessità di un maggiore raccordo tra gli enti lirici per ridurre i costi di produzione alla rifondazione di Cinecittà, che deve inglobare anche il Centro Sperimentale di Cinematografia, dalla compagnia nazionale per la danza ad un Ente Teatrale Italiano riformato per dare maggiore libertà agli operatori privati.

E’ emersa la volontà di imprimere al settore una azione di riforma radicale ma non aggressiva, che consenta di addivenire ad un rapporto ben temperato tra mano pubblica ed operatori privati, che riduca l’intervento diretto dello Stato (sovvenzioni) a favore dell’intervento indiretto (tax shelter ed altre agevolazioni fiscali). Si prevede di sviluppare interventi a favore dell’impresa culturale, della creatività giovanile, e provvedimenti a tutela del welfare dei lavoratori dello spettacolo (per esempio, la pensione agli attori sulla base di 120 giorni all’anno di lavoro).
Carlucci ha richiesto che tutti i finanziamenti pubblici allo spettacolo siano trasparenti, costituendo una banca-dati nazionale alla quale possano accedere tutti i cittadini, che i dirigenti delle società pubbliche nel settore spettacolo vengano selezionati per bando pubblico internazionale.
L’esigenza primaria è l’efficacia e l’efficienza dell’intervento dello Stato nella cultura, garantendo la massima trasparenza.

Alcuni considerazioni sulla indispensabile riforma dello Stato nel settore dello spettacolo

apr 10

Premessa
Uno Stato moderno e liberal-liberista non disconosce il ruolo importante della cultura e dello spettacolo nel sistema sociale, ma riconosce alla loro sua funzione di vòlano per lo sviluppo economico (turismo culturale, made in Italy, capitale immateriale, indotto e moltiplicatori) una importanza non inferiore alla loro funzione di estensori del pluralismo espressivo, di garanti del patrimonio culturale storico del Paese, di stimolatori di creatività.
Lo Stato deve adoprarsi per ridurre l’intervento della mano pubblica alla sola sfera della sperimentazione, ricerca, formazione, patrimonio culturale nazionale, promozione, attivando meccanismi di stimolazione del mercato attraverso interventi indiretti come le agevolazioni fiscali, piuttosto che mantenendo logiche di sovvenzionamento, che ingessano il mercato, aumentano le barriere all’entrata di nuove imprese e nuovi autori, determinano autoreferenzialità e conservazione.
L’assistenzialismo costruisce clientele e caste.
L’assistenzialismo impigrisce e narcotizza la creatività.
Il mercato deve essere la medicina amara di un sistema dello spettacolo in Italia troppo spesso inquinato da un patto scellerato tra governanti e operatori del settore, un patto che ha paradossalmente limitato la libera creatività, a favore di gruppi protetti dal principe di turno.
Lo Stato deve limitarsi ad intervenire laddove il mercato fallisce, non deve divenire Stato-imprenditore di spettacolo, padrone del consenso artistico. Non uno Stato-impresario e non uno Stato spettacolare.
Uno Stato per uno spettacolo libero e creativo.

Linee-guida

razionalizzazione dell’intervento dello Stato, normativo (leggi di riforma settoriale) ed economico (riforma del Fondo Unico per lo Spettacolo): riconversione delle modalità attuali verso una prevalenza degli interventi indiretti (agevolazioni fiscali-tributarie piuttosto che sovvenzioni)

riallocazione delle risorse, previa definizione di obiettivi tecnocratico-meritocratici, sia generali (ripametrazione della ripartizione del Fondo Unico per lo Spettacolo e dei meccanismi di erogazione) sia particolari (valutazione dell’operato degli enti pubblici attivi nel settore e dell’efficacia dei singoli contributi)

individuazione delle sacche di inefficienza ed interventi di risanamento nelle modalità di finanziamento pubblico, anche attraverso commissariamento degli enti pubblici, laddove l’inefficienza si protrae negli anni ed i processi decisionali sono macchinosi

riforma del Ministero dei Beni e Attività Culturali: eventuale riallocazione di settori di attività nella competenza altri dicasteri (ipotesi di lavoro: Industria Cinematografica e Audiovisiva in Attività Produttive?)

riforma dell’intervento diretto (Cinecittà, Arcus, enti lirici, teatri pubblici, ecc.), all’interno dei prìncipi richiamati in premessa

ottimizzazione del raccordo tra i livelli sub-statali (Ministero, Regioni, Enti Locali), affinché si determini sinergia e non dispersione di risorse

definizione delle priorità del “sistema Italia”: promozione della fruizione di spettacolo? turismo culturale? internazionalizzazione? rafforzamento piccole imprese culturali? nuove produzioni giovanili?
Condizione essenziale preliminare: una prima mai realizzata ricerca nazionale sull’intervento pubblico nel settore culturale, producendo entro sei mesi dall’insediamento del nuovo Governo un “libro bianco” da sottoporre all’Esecutivo ed al Parlamento, in rispetto della lezione einaudiana del “conoscere per deliberare”.
    
Renato Brunetta
Vice Coordinatore Nazionale di Forza Italia
Roma, 7 aprile 2008     

Maiani:il caso del “cattivo maestro”sbarca nelle Aule europee.Ennesima figura dell’Italia di Prodi.

apr 10

“L’ennesima brutta figura del Governo di Prodi nel mondo. Il caso Maiani sbarca in Europa, dove il Vice Presidente al Parlamento Europeo, Mario Mauro, a seguito della nomina del fisico italiano Luciano Maiani alla Presidenza del CNR, ha sollevato un’interrogazione parlamentare sulle reali capacità di gestione amministrativa di Maiani. Nell’interrogazione, vengono sollevate alcune perplessità sulla gestione di Luciano Maiani – già noto “cattivo maestro” per aver firmato la famosa lettera conto il Papa alla Sapienza – e che ha portato ad un buco di bilancio di 510 milioni di Euro (più di 980 miliardi di lire, per i più affezionati alle vecchie lire) durante il periodo in cui Maiani era Direttore Generale dell’Istituto (199-2003). Il caso fu così clamoroso che il risultato fu una Commissione d’inchiesta internazionale, la Commissione Aymar, la quale concluse con un sostanziale giudizio di commissariamento del CERN. Il caso Maiani all’interno delle istituzioni europee, rappresenta l’ennesima brutta figura che dimostra come, con il Governo Prodi, il tasso di credibilità dell’Italia all’estero sia colato a picco. Uno scandalo di cui non avevamo bisogno, dopo la già pessima figura mondiale subita per colpa delle amministrazioni di sinistra della Campania  sul caso rifiuti”.

Spettacolo:non spendere meno, ma spendere meglio

apr 5

Investire per la cultura, lo spettacolo e le arti, non vuol dire spendere meno, ma spendere meglio! Lo spettacolo è uno dei settori più importanti dell’economia italiana con oltre 200mila lavoratori, migliaia di imprese, centinaia di enti no-profit ed associazioni. Un settore che produce anzitutto ricchezza culturale, estensione del pluralismo espressivo, libertà artistica, democrazia autentica.

La crisi che attraversa oggi il settore, ha spinto il Dipartimento Cultura e Spettacolo di Forza Italia, a rilanciare un laboratorio aperto sulla politica e sull’economia della cultura, senza discriminazioni di provenienza politica e ideologica. Un modo per consentire un confronto sul “peggio” e sul “meglio” dello spettacolo italiano, per intercettare idee concrete e proposte innovative.  

Appunti per un’agenda di liberalizzazione e sviluppo. Una legislatura per lo spettacolo e le arti“. L’Agenda, corredata delle proposte di legge del Popolo della Libertà che verranno depositate all’avvio della prossima legislatura, saranno presentate lunedì 7 aprile 2008, alle ore 16.00, presso il Teatro Valle di Roma. Interverranno, tra gli altri, l’On. Gabriella Carlucci, l’Europarlamentare Renato Brunetta, il Sen. Maurizio Sacconi, e Luca Barbareschi. A chiudere l’incontro, i saluti di Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Gianni Alemanno.


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