Ministero ambiente boccia commissario Vendola

lug 7

3 Luglio 2008
 
 
RIFIUTI.CARLUCCI (PDL): MINISTERO AMBIENTE BOCCIA COMMISSARIO VENDOLA
 
L’On. Gabriella Carlucci, deputata pugliese del Pdl, riguardo un’interpellanza urgente sulla gestione rifiuti in Puglia, discussa oggi alla Camera dei deputati, ha dichiarato:
 
“La gestione del commissario per l’emergenza rifiuti in Puglia Nichi Vendola è assolutamente fallimentare. Il Ministero dell’Ambiente, rispondendo oggi ad una mia interpellanza urgente alla Camera dei Deputati, ha reso pubblici i risultati gravemente insufficienti raggiunti in tutte le province pugliesi, da quando Vendola gestisce i rifiuti in Puglia. Le percentuali relative allo smaltimento nelle diverse province testimoniano quanto drammatica sia la situazione: Foggia 7%, Bari 11,2%, Taranto 7,1%, Brindisi 8,7%, Lecce 7,1% a fronte dell’obiettivo dichiarato del 45% entro il 2008. Un vero e proprio disastro ambientale. In nessun modo si è riusciti a potenziare le attività di riutilizzo e riciclaggio, con una crescita esponenziale dello smaltimento in discarica della quasi totalità dei rifiuti. In poche parole Vendola sta riempiendo di monnezza la regione Puglia. In considerazione di tale situazione drammatica, il Governo auspica la costruzione immediata di nuovi impianti di trattamento termico dei rifiuti. Alla luce di tali rilievi non si comprende perché il commissario Vendola abbia bloccato la costruzione del termovalorizzatore di Trani. Spero che di fronte a questi dati il Governatore della Puglia vorrà responsabilmente fare un passo indietro e dare finalmente il via libera ad un opera utile ed assolutamente necessaria per garantire la salute ed il benessere della popolazione pugliese.”

Tags: , , , , , , , ,

Un commento a “Ministero ambiente boccia commissario Vendola”

  1. gildo scalinci scrive:

    http://blog.libero.it/PROVIAMOLANUOVA/

    Post n°64 pubblicato il 27 Settembre 2009 da afrikano
    Addormentata e apatica come e più del solito, in questi giorni si è consumato l’atto finale :
    Con le modifiche legislative del 9 settembre 2009 del Consiglio dei ministri è arrivato l’ultimo tassello per la privatizzazione dell’acqua. e’ la vittoria del profitto, la pagheranno i cittadini pugliesi
    Il Consiglio dei Ministri , infatti, ha approvato il 9/09/2009 delle “Modifiche” all’articolo 23 bis della Legge 133/2008 . Queste “Modifiche” sono inserite come articolo 15 in un Decreto legge per l’adempimento degli obblighi comunitari. Una prima parte di queste Modifiche riguardano gli affidamenti dei servizi pubblici locali, come gas, trasporti pubblici e rifiuti. Le vie ordinarie ,così afferma il Decreto, di gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica è l’affidamento degli stessi, attraverso gara, a società miste, il cui socio privato deve essere scelto attraverso gara, deve possedere non meno del 40% ed essere socio “industriale”. In poche parole questo vuol dire la fine delle gestioni attraverso SPA in house e della partecipazione maggioritaria degli enti locali nelle SPA quotate in borsa.
    Questo decreto è frutto dell’accordo tra il Ministro degli Affari Regionali, Fitto e il Ministro Calderoli. E questo grazie anche alla pressione di Confindustria per la quale in tempo di crisi, i servizi pubblici locali devono diventare fonte di guadagno.
    Orbene, avete voi cittadini pugliesi sentito un politico di qualsiasi colore parlare di questo e delle conseguenze che ne possono derivare per i cittadini utenti? E che dire dei cosiddetti politici cattolici !! Siamo anni luce lontani dalla dichiarazione del Papa Benedetto XVI nella sua recente enciclica Caritas in veritate dove si afferma che l’”accesso all’acqua” è “diritto universale di tutti gli esseri umani senza distinzioni e discriminazioni”. Tutto questo è legato al “diritto primario della vita”.
    Il perché di tanto silenzio lo spiega benissimo ALESSANDRO TAURO :
    “Se vi dicessi che esiste un unico filo conduttore che unisce nello stesso interesse Massimo D’Alema, Gianni
    Alemanno, Francesco Gaetano Caltagirone, Antonio Di Pietro, Pierferdinando Casini, Cesare Geronzi, Raffaele Fitto, Francesco Boccia mi credereste?
    La storia che segue è la risposta a questa domanda. Se si tratta di fantapolitica o di gigantesche microscopiche realtà non sarà il sottoscritto a dirlo.

    Tutto ha inizio 13 anni fa, nel settembre del 1996, quando Antonio Di Pietro, allora ministro dei Lavori Pubblici, redige la prima bozza di decreto che ordina la privatizzazione dell’acquedotto pugliese. Una privatizzazione che, nel corso degli anni, non è mai praticamente avvenuta.

    Un gioco di potere ancora meglio calibrato se a lanciare l’attacco contribuisce anche “Il riformista”, vicino alla corrente di D’Alema e di proprietà della famiglia Angelucci, indagata (nelle persone di Antonio, deputato PDL, e Giampaolo) assieme a Raffaele Fitto per lo scandalo della sanità pugliese

    Una storia che sembra consegnare il corpo morente del governatore Vendola sull’altare del patto PD-UDC. Il “patto della crostata”. Sancito con l’entrata in ACEA del consigliere dalemiano Andrea Peruzy al posto del prescelto dal PD romano Angelo Rughetti, un ingresso che conferma l’ottimo rapporto tra D’Alema e Caltagirone (suocero di Pierferdinando Casini e socio Acea), che affonda le radici negli interessi comuni su Monte dei Paschi di Siena, scalata BNL e, adesso, ACEA, come conferma lo stesso Marco Palombo (PD) dalle pagine del Foglio.
    Un patto però, questo tra D’Alema e Casini, insufficiente, elettoralmente e numericamente parlando. Serve almeno un altro alleato, anche non fidato, ma in grado di apportare un certo contributo per la vittoria.
    E chi meglio di un Di Pietro e un IDV così critici verso Vendola? Ma come fare?

    Semplicemente lasciando che gli eventi corrano da sé. E lasciare che a mezzo stampa trapeli il recondito interesse dell’IDV nella candidatura di un certo Francesco Boccia, lo stesso che negli anni (forse all’insaputa di un distratto Di Pietro) si è fatto portavoce dell’istanza privatizzatrice per nome del duo Letta-D’Alema.
    Lo stesso che negli ultimi anni ha ribadito la fedeltà al progetto di privatizzazione targato D’Alema e che ora vede Caltagirone, Colaninno, l’ACEA di Alemanno e la Mediobanca di Geronzi al posto dell’ENEL.
    Quel progetto nato dall’ex ministro Antonio Di Pietro. “

Lascia un commento


serverstudio web marketing e design