Una mozione per
impegnare il governo a farsi promotore di una moratoria
internazionale contro l’aborto e l’eugenetica. A presentarla la
deputata del Pdl, Gabriella Carlucci. Questo il testo:
La Camera,
premesso che:
il 18 dicembre 2007, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha
approvato, con una maggioranza amplissima, la risoluzione che
chiede una moratoria internazionale sulla pena di morte, un
decisivo passo avanti verso la completa affermazione di una
cultura della vita e della sua difesa, in ogni parte del mondo;
la scienza dimostra che la vita di un nuovo essere umano ha
inizio nel momento della fecondazione e che l’embrione e’ in
potenza esattamente quello che sara’ in atto, in quanto possiede
gia’ totalmente il suo patrimonio cromosomico e genetico. Tale
patrimonio, detto genoma, e’ un manuale completo di istruzioni
per la fabbricazione e il funzionamento dell’intero organismo» ed
e’ esclusivo, unico per ciascun individuo;
la scienza, anche grazie alle nuove ecografie tridimensionali, ci
dice che il feto, in utero, ascolta, gusta i sapori, sente i
movimenti, gli odori, percepisce dolore e piacere, forse anche
sogna e ride, espressione quest’ultima, diceva Aristotele,
propria solo del genere umano;
l’articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo
dell’Onu del 10 dicembre 1948 afferma che ogni uomo ha diritto
alla vita, alla liberta’ e alla sicurezza della propria persona»;
il comma 5 dell’articolo 6 del Patto internazionale dei diritti
civili e politici approvato dall’Onu a New York il 16 dicembre
1966 ed entrato in vigore il 23 marzo 1976 (in Italia il 15
dicembre 1978) afferma che:una sentenza capitale non puo’
essere pronunciata per delitti commessi dai minori di 18 anni e
non puo’ essere eseguita nei confronti di donne incinte»;
nel preambolo della convenzione ONU sui diritti dell’infanzia si
afferma: Tenendo presente che il fanciullo, a causa della sua
mancanza di maturita’ fisica ed intellettuale, necessita di una
protezione e di cure particolari, ivi compresa una protezione
legale appropriata, sia prima che dopo la nascita, saranno
assicurate sia a lui che alla madre, una speciale cura e
protezione, inclusa una cura prenatale e postnatale adeguata»;
secondo l’Organizzazione mondiale della Sanita’ ogni anno nel
mondo sarebbero praticati circa 50 milioni di aborti, un numero
di vittime innocenti pari a quelle provocate dall’intera Seconda
guerra mondiale (1939-1945) considerato l’evento piu’
distruttivo della storia umana». Ogni giorno nel mondo vengono
praticati circa 126.000 aborti e in Europa, ogni 25 secondi, una
donna abortisce;
le statistiche, a livello mondiale, dimostrano che non e’ la
legge a fermare una donna che ha intenzione di abortire. Il tasso
di interruzioni volontarie di gravidanza nei paesi che prevedono
per legge questa possibilita’ e’ infatti uguale (e talvolta
inferiore) a quello stimato nei paesi dove l’aborto e’ praticato
solo clandestinamente. A rivelarlo e’ il piu’ ampio studio
condotto finora sull’argomento: un resoconto dettagliato
(pubblicato su Lancet) sui numeri e sulle conseguenze
dell’interruzione volontaria di gravidanza paese per paese dal
1995 al 2003, l’anno piu’ recente per cui i ricercatori del
Guttmacher Institute di New York e dell’OMS avevano dati a
livello mondiale. Dallo studio emerge che non ci sono differenze
tra l’Europa, dove l’aborto e’ legale, ad eccezione della Polonia
e dell’Irlanda, e l’Africa, dove invece e’ clandestino
praticamente in tutte le nazioni: qui nel 2003 gli aborti sono
stati 29 per 1.000 donne incinte, contro i 28 delle europee;
in Cina, dai primi anni Ottanta, e’ entrato in vigore il
programma di controllo delle nascite, che impone il limite di un
solo figlio per famiglia. Ogni anno nel Paese asiatico pratiche
illegali di pianificazione familiare avvengono in palese
violazione dei diritti dei cittadini, attraverso migliaia di
aborti e sterilizzazioni compiute contro la volonta’ delle
persone interessate; in India negli ultimi vent’anni, per una
selezione di tipo sessista, sono state eliminate, prima della
nascita, milioni di bambine;
in Corea del Nord si ricorre all’aborto selettivo, per eliminare
in modo radicale ogni tipo di disabilita’;
in Europa i Paesi con il maggior numero di aborti sono la Francia
(210.669), il Regno Unito (194.353), la Romania (191.038),
l’Italia (136.715), la Germania (129.650) e la Spagna (84.985).
In Spagna il numero degli aborti negli ultimi dieci anni e’
aumentato addirittura del 75 per cento, seguita dal Belgio con il
50 per cento ed i Paesi Bassi con il 45 per cento;
nel nostro Paese la legge n. 194 del 1978, la quale afferma che
½l’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente
legge, non e’ mezzo per il controllo delle nascite», approvata
ormai 30 anni fa, di fatto non solo non e’ applicata in tutti i
suoi punti, ma proprio perche’ datata, non tiene conto dei
progressi medici e scientifici avvenuti negli ultimi decenni;
appare ormai improrogabile, proprio nell’anno che celebra il
sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei
Diritti dell’Uomo dell’ONU, interrogarsi se tale carta sia
davvero rispettata e se le pratiche abortive non siano state (e
lo siano tuttora), invece, utilizzate in molti Stati delle
Nazioni Unite come mero metodo anticoncezionale, o come uno
strumento di selezione eugenetica, razziale o sessuale, in
violazione dei diritti del nascituro e dell’uguaglianza tra gli
uomini,
impegna il Governo
a farsi promotore, presso le Nazioni Unite, di un documento ½per
una moratoria internazionale di qualsiasi politica pubblica di
discriminazione eugenetica e dell’uso dell’aborto come strumento
di prevenzione delle nascite», per impedire che si diffonda come
consueta una pratica che deve, invece, rivestire caratteri di
assoluta eccezionalita’, in considerazione del principio secondo
cui ogni individuo, dal concepimento fino alla morte naturale, ha
diritto alla vita, alla liberta’ ed alla sicurezza della propria
persona.
Carlucci, Scalera, Aprea, Speciale, De Angelis, Di Virgilio,
Zacchera, Barba, Holzmann, Giulio Marini, Mazzoni, Vessa,
Barbareschi».