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“Minori,media e social network.Rischi reali, soluzioni possibili”

nov 16

Invito conferenza stampa 19.11Palazzo Montecitorio

“Minori, media e social network. Rischi reali, soluzioni possibili”

19 Novembre 2008
Ore 11:00
Sala Stampa della Camera dei Deputati,
via della Missione 4, 00186 Roma
Conferenza stampa di conclusione dell’indagine conoscitiva
della Commissione parlamentare per l’Infanzia
sulla tutela dei minori nei mezzi di comunicazione
Intervengono:
On. Alessandra Mussolini
 Presidente Commissione parlamentare per l’infanzia
On. Gabriella Carlucci
Vice Presidente Commissione parlamentare per l’infanzia
Dr. Maria Rita Munizi
 Presidente MOIGE
Dr Antonio Affinita
Direttore generale MOIGE
Dr. Valerio Neri
Direttore generale di Save the Children Italia ONLUS
Dr Antonio Marziale
Direttore Osservatorio sui Diritti dei Minori
Dr Francesco Cotrona
ECPAT Italia ONLUS
Prof. Gianluigi Me
Docente di Sicurezza dei Sistemi Informatici, Facoltà di Ingegneria, Roma  Tor Vergata

TV: I PEDIATRI DENUNCIANO EFFETTI DEVASTANTI PER BAMBINI

nov 6

“I dati presentati oggi dalla Società Italiana di Pediatria in Commissione Infanzia, relativi agli effetti prodotti dalla televisione sui comportamenti degli adolescenti di età compresa tra i 12 ed i 14 anni, sono davvero preoccupanti. Un terzo dei ragazzi guarda la televisione per più di tre ore nell’arco della giornata, comportamento favorito anche dalla presenza della televisione in camera da letto nel 67% dei casi e dalla cattiva abitudine di guardare la televisione mentre si mangia, addirittura nell’87% dei casi analizzati. Il tempo trascorso davanti alla Tv ha una stretta correlazione con le cattive abitudini alimentari. Chi guarda molta televisione consuma più merendine e meno verdura, beve alcol e fuma sigarette, con gravi danni per la salute delle giovani generazioni. Anche la predisposizione alla violenza ed al bullismo aumenta con il crescere del tempo trascorso davanti al televisore. Una volta di più, la televisione, certa televisione, si conferma cattiva maestra e nemica dei giusti comportamenti, personali ed alimentari. E se ciò è perdonabile quando sono gli adulti ad esserne vittima, risulta assolutamente inaccettabile quando le vittime sono i giovani e le loro abitudini. Condivido alcune proposte presentate dalla Società italiana di pediatria, come ad esempio il divieto di pubblicizzare alimenti durante le trasmissioni dedicate ai bambini o quella di oscurare le trasmissioni e le televisioni che non rispettano i bambini. Considero questi strumenti adeguati e proporzionati per contenere ed eliminare gli effetti devastanti della televisione sulle vite e sulla salute dei nostri figli.”

ALCOL:LIMITIAMO L’ ABUSO SOFT DRINK TRA I GIOVANI

ott 20

“Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza alcol per i nostri giovani. I dati presentati dal Ministero del Welfare sono drammatici ed inducono a ritenere che sia necessario un intervento immediato del Governo e delle istituzioni. Occorre limitare l’abuso dei cosiddetti soft drink, i quali introducono i ragazzi, sin da giovanissimi, all’uso ed all’abuso di alcol. Il 19.5% dei minori di 18 anni infatti dichiara di fare già uso di bevande alcoliche. Ma il dato forse più agghiacciante è quello relativo alla percentuale di suicidi di minorenni dovuti all’alcol: addirittura il 25%. Il problema ovviamente si affronta anche e soprattutto sotto un profilo strettamente culturale. I modelli educativi e sociali sono sbagliati. La cultura dello sballo e della trasgressione si impone come modello predominante e totalizzante. Pubblicità, televisione, media, Internet, troppi i cattivi maestri che inducono in tentazione i nostri ragazzi. Il modello economico attuale che, troppo spesso, individua nei giovani soltanto dei potenziali consumatori, è assolutamente sbagliato e va cambiato. In questo le istituzioni devono impegnarsi con campagne specifiche e leggi appropriate. La Commissione Infanzia ha da poco deliberato un’ indagine conoscitiva per indagare sui messaggi diffusi dai mezzi di comunicazione e sui loro effetti reali sulle giovani generazioni. Sarà un’inchiesta certamente molto utile per approntare le opportune modifiche legislative in materia.”

Troppo potere ai media, servono correttivi, e non da meno…il buonsenso!

feb 27

intervento
On. Gabriella Carlucci

Dove sta andando il mondo dei media? E quali sono i pericoli che un’informazione e un intrattenimento senza “confini artistici”o senza rispetto della dignità costituiscono per le generazioni più giovani? Quali sono gli effetti  che comunicazione, pubblicità e intrattenimento producono su suoi utenti?Sono questi gli interrogativi che dobbiamo porci, per evitare che i mezzi di comunicazione prendano direzioni sbagliate e che a rimetterci sia il futuro e la formazione dei nostri figli.
Premetto che sono un’accanita sostenitrice della libertà di stampa, di importanza fondamentale per una società libera e democratica. Per rendersi conto di quanto importante sia stata questa conquista per le civiltà occidentali, è sufficiente pensare all’arretratezza e agli squilibri in cui versano alcuni paesi – Asia e Medio Oriente in cima alla classifica – in cui la libertà di stampa risulta minacciata, e i media devono fare quotidianamente i conti con la repressione o con la censura.
Tuttavia, libertà dei media significa anche rispetto delle regole professionali, del buonsenso, e della sensibilità dei diversi interlocutori. I minori per primi. E’ di qualche giorno fa la polemica nei confronti di Sony e di Mtv per aver mandato in onda il video di una donna tagliata a pezzi invocando la libertà artistica.

La matassa di questo paradosso non è facile da sbrogliare. Il diritto a ricevere e fare comunicazione (art. 13) e il diritto alla tutela da una comunicazione nociva ( art. 17) sono concetti chiaramente richiamati dalla Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia. Ciò significa che, una buona informazione, deve fare riferimento anche alla responsabilizzazione sociale. Se il tempo trascorso dai bambini davanti alla tv o in internet o con i videogiochi è pari, se non superiore, al tempo trascorso a scuola, possiamo a buon diritto definire i media una sorta di agenzia educativa che concorre alla formazione dei ragazzi. Di qui scaturisce una responsabilità dei media nei loro confronti, che non si deve configurare solo come tutela e protezione da contenuti potenzialmente dannosi, ma anche come promozione di contenuti funzionali ad una formazione psicofisica equilibrata.

Dai cartoni animati alle figurine adesive, da internet ai videogiochi, dai cartelloni pubblicitari alle raffigurazioni stampate sui capi d’abbigliamento per ragazzi, per finire al cellulare, nel panorama multimediale attuale questi strumenti stanno divenendo i mezzi preferiti di comunicazione interpersonale delle giovani generazioni. Il padre del villaggio globale, Marshall McLuhan, parlava dei media come estensione delle facoltà sensoriali dell’uomo. Figuriamoci cosa accade nell’encefalo di un ragazzo! Occorre, quindi, da una parte che questi strumenti tengano conto della sensibilità e della fragilità dei loro interlocutori, amputando ogni modello violento o diseducativo che possa nuocere alla loro crescita, e dall’altro insegnare ai ragazzi a decodificare i messaggi di allarme contenuti in essi.
Il comitato di controllo media e minori nel suo consuntivo 2007,fa rilevare una accentuazione in termini preoccupanti, nei numeri e nei toni, della programmazione violenta, soprattutto in film,telefilm,trasmissioni informative,compresi i tg e persino i cartoni dedicati ai bambini.
Infatti delle 37 violazioni rilevate,ben 23 riguardano la violenza nelle sue diverse accezioni:psicologica,fisica,verbale,singola,di branco,nella scuola,negli stadi. Tutti casi nei quali si può generare emulazione,ma soprattutto  fornire una distorta visione del mondo,che alla lunga può
creare un atteggiamento di indifferenza nei confronti della violenza, mentre il persistere di rotocalchi informativi dedicati alla nera e al gossip può indurre ad un rapporto con gli altri tra lo sfiduciato e l’irresponsabile.

Se si arriva, come oggi con questo convegno, a dedicare un focus all’analisi dei linguaggi multimediali e alla responsabilità sociale dei media, in rapporto alla loro influenza sull’educazione e sulla formazione adolescenziale, è perché qualcosa è andato storto. Negli anni, troppe volte i mezzi di comunicazione hanno accarezzato l’esagerazione, moltiplicando i fenomeni di bullismo, violenza o emarginazione sociale. Una preoccupazione che, qualche settimana fa, ha addirittura scatenato una “tirata d’orecchie” ai media, dal Santo Padre.

Un appello articolato, centrato sull’importanza della responsabilità sociale dei media nell’educazione dei bambini e su come valorizzare “quello che è esteticamente e moralmente eccellente”.  Di fronte ai contenuti feroci, spiega il Papa, i bambini “devono essere aiutati a sviluppare la propria opinione, la prudenza e la capacità di discernimento”. In questo senso, l’auspicio è che “i responsabili dell’industria dei media formino ed incoraggino gli operatori del settore a salvaguardare il bene comune, a sostenere la verità, a proteggere la dignità umana individuale e a promuovere il rispetto per le necessità della famiglia”. “E’ perversione ogni tendenza a produrre programmi, compresi film d’animazione e videogames, che in nome del divertimento esaltano la violenza, riflettono comportamenti anti-sociali o volgarizzano la sessualità umana”.

Non sono parole infarcite da una moralità cristiana – come a qualcuno piacerebbe polemizzare. L’appello del Santo Padre alla responsabilità civica dei media, è l’appello che ogni genitore – io per prima come mamma  – deve saper cogliere affinché, all’insegna di un giusto pluralismo mediatico,  si sappiano scegliere gli strumenti più leciti ed idonei ad una serena crescita dei nostri figli.

Chiamiamola infoetica, chiamiamola etica giornalistica, chiamiamola responsabilità sociale dei media, chiamiamola coscienza professionale. Il concetto è che il quarto potere non deve sconfinare fino a condizionare negativamente la crescita dei nostri ragazzi. In fondo, se si chiamano media, è perché devono soprattutto mediare i loro significati a seconda della comunità di utenti. Oggi  la politica, il parlamento sono qui per ascoltare.Devono recepire suggerimenti e spunti per mettersi al servizio degli operatori dei mass media ed eventualmente elaborare dei provvedimenti condivisi per evitare che i media stessi diventino il megafono di idee e visioni della realtà spesso fuorvianti.

La responsabilità sociale dei media

feb 26

Posso vedere i cartoni? Mi compri le figurine? Posso giocare con la play? Mi prendi un fumetto? Posso navigare? Quante volte i genitori di tutto il mondo si sono sentiti rivolgere queste domande e quante volte la risposta e stata un sì, accompagnata, come ovvio, dalla raccomandazione di finire i compiti o di non stare troppo davanti allo schermo. Non basta, però, accontentarsi di un generico invito a preservare la vista e lo studio, è dovere d’ogni genitore accertarsi di cosa vede o legge, il proprio figlio. Benedetto XVI, dall’alto del suo magistero religioso e morale, è intervenuto sulla questione rilevando come i mezzi di comunicazione di massa, oltre a dare un apporto positivo alla comprensioni tra i popoli ed alla democrazia: ” Non manca, purtroppo, il rischio che essi si trasformino invece in sistemi volti a sottomettere l’uomo a logiche dettate dagli interessi dominati del momento. È’ il caso di una comunicazione usata per fini ideologici o per la collocazione di prodotti di consumo mediante una pubblicità ossessiva. Con il pretesto di rappresentare la realtà, di fatto si tende a legittimare o ad imporre modelli distorti di vita personale, famigliare o sociale. Inoltre per favorire gli ascolti…non si esita a ricorrere alla trasgressione, alla volgarità, e alla violenza., inoltre vengono proposti e sostenuti modelli di sviluppo che aumentano senza ridurre il divario tecnologico tra paesi ricchi e quelli poveri.”
Una lucida e spietata analisi che non ha bisogno d’ulteriori commenti.
Qualche utile idiota, però, sostiene, il Papa è il Capo di uno Stato estero, dunque non ha titolo per intervenire sulle questioni italiane: è una stupidaggine siderale, dunque, conviene raccogliere e rilanciare le parole di Sua Santità, soprattutto per costringere ognuno a riflettere sulle proprie responsabilità.
Primi, fra tutti, i genitori, me compresa.  Non possiamo cavarcela con qualche sbirciata o con qualche generico richiamo, l’impegno all’educazioni dei figli deve essere una costante, non una variante umorale. Senza evocare un clima da caserma (sono figlia di un soldato) e sapendo che ognuno ha i guai suoi, in casa ci deve essere quel “rigore dolce” che indichi quali i diritti e  quali i doveri, quale la vita reale e quale la fantasia. Questo non ci mette al riparo da nulla, ma figuratevi non farlo! La scuola è un altro luogo determinante per l’educazione all’uso dei mezzi di comunicazione.
In alcune scuole, già nei primissimi anni dell’apprendimento, si è introdotto l’uso del computer, un iniziativa  che introduce ad un uso intelligente del mezzo. Nessuno s’illuda, però, che questo basti!State tranquilli, si fa per dire, i nostri figli sono in grado di navigare ovunque. A questo punto, inevitabilmente, s’introduce la responsabilità sociale dei mezzi di comunicazione. Siamo e saremo sempre di più, se mi passate l’espressione,   in una “democrazia digitalizzata”, quindi dobbiamo saper conciliare il diritto sacrosanto ed inviolabile della libertà di parola, di pensiero e ovviamente d’immagine, con quello della salvaguardia dei valori e dei modelli di vita cui faceva riferimento il Papa.
Da questo sforzo di “conciliazione” non possono esimersi gli stessi operatori dell’informazione e dell’intrattenimento. Sono convinta che la globalizazzione, il mercato mondiale, le esigenze di competitive dell’impresa, non possono essere né sottovalute o ignorate, ma, tutti dobbiamo darci dei criteri, un codice (d’autoregolamentazione per le imprese), condiviso e fruibile. Non ho ricette in tasca, ne immagino forme di censura preventiva, ma quando vedo, come ho visto, dei videogiochi con tanto di schizzo di sangue sullo schermo, reality show che di reale non ha neanche i nomi dei protagonisti, ma in compenso un’esasperata quanto inutile esibizioni d’amplessi, porno cartoons, manifesti pubblicitari con espliciti richiami sessuali, variamente orientati, ecco a questo punto è il caso di fermarsi e porsi qualche domanda.Per questo motivo ho promosso insieme alla vicepresidenza della Commissione Parlamentare per l’infanzia con l’onorevole Tancrini un incontro che ha per tema proprio la responsabilità sociale dei media per cercare insieme a tutti coloro che producono contenuti,idee per essere comunicatori responsabili.
(Per una responsabilità sociale nei media e nello show-business,Sala della Mercede,via della Mercede 55,ore 10,30 ROMA )


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