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CULTURALI. CARLUCCI (PDL): FIRMATARI APPELLO CONTRO BONDI E RESCA SI DIMETTANO

nov 26

L’On. Gabriella Carlucci, componente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, in relazione all’appello pubblicato dall’ Associazione Bianchi Bandinelli contro l’istituzione di una “Direzione generale per i musei, le gallerie e la valorizzazione” e l’affidamento della stessa ad un manager, ha dichiarato:

“Tutti i firmatari dell’appello contro la saggia decisione del Ministro Bondi di istituire un manager che valorizzi adeguatamente il patrimonio museale italiano, i quali in questo momento ricoprano incarichi pubblici, dovrebbero immediatamente dimettersi. Un appello delirante che dimostra la miope e antiquata visione che certi personaggi hanno e continuano ad avere della gestione del patrimonio culturale italiano. Continuare a non capire che un manager di assoluto livello come il dottor Resca sia la persona più adatta a trasmettere nel mondo dei Beni Culturali gli ottimi risultati ottenuti nelle aziende, significa ostinarsi a difendere la situazione attuale ed impedire che in Italia la ricchezza artistica si trasformi da costo insostenibile a risorsa virtuosa. Siamo di fronte ad un documento inaccettabile, che testimonia come alcuni dipendenti del Ministero dei beni culturali, non condividano in alcun modo la linea di rilancio disegnata dal Ministro Bondi. A questo punto l’incompatibilità funzionale palesata suggerirebbe di rassegnare immediate e responsabili dimissioni.”

BENI CULTURALI: CARLUCCI, SETTIS SI DEVE DIMETTERE

nov 25

L’On. Gabriella Carlucci, responsabile nazionale per lo spettacolo del Pdl membro della Commissione cultura della Camera dei Deputati, rispondendo alle critiche mosse dal Prof. Settis sulla nomina da parte del ministro per i Beni e le attivita’ culturali, Sandro Bondi, di Mario Resca a supermanager dei musei italiani, ha dichiarato:

“Salvatore Settis, deve immediatamente rimettere nelle mani del ministro Bondi il proprio mandato di presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali. Non tanto per aver esercitato il sacrosanto diritto di critica, ma per averlo fatto in modo improprio, con veti e posizioni inaccettabili e per aver palesemente dimostrato di non condividere la linea di rilancio delle attivita’ culturali disegnata dal Ministro Bondi. Il Ministro Bondi sta tentando di operare una rivoluzione, una svolta epocale, nel mondo dei beni culturali italiani: aprire la cultura ai privati e renderla un bene redditizio e fruibile da tutti i cittadini, italiani e del mondo. La nomina del Dott. Resca deve essere letta alla luce di questa scelta coraggiosa e lungimirante operata dal Ministro. Ma quello che più stupisce è senza alcun dubbio il fatto che Settis non ha capito, cosa di non poco conto, la differenza tra chi e’ eletto e chi non è legittimato da un voto popolare. Oggi infatti Settis blatera circa una sua volontà di modificare la legge che istituisce la figura di direttore generale per i musei italiani. Ricordo al prof. Settis che le leggi si fanno in Parlamento e qualunque provvedimento legislativo viene approvato e votato dai rappresentanti del popolo. Alla luce di tali considerazioni appare ormai palese l’incompatibilità delle posizioni del Prof. Settis con il programma ministeriale ideato ed attuato dal Ministro Bondi. A questo punto le dimissioni dello stesso Professore sono da considerarsi non solo un atto dovuto ma l’espressione di una necessaria assunzione di responsabilità istituzionale.”

La legge di sistema e la via italiana al Tax shelter: 28 ottobre a Roma

ott 21

Il giorno Martedì 28 Ottobre p.v., nell’ambito del Festival del Cinema di Roma, si svolgerà, presso il Teatro Studio dell’Auditorium Parco della Musica, il convegno dal titolo: “La legge di sistema e la via italiana al Tax Shelter.” Dopo il canonico saluto di benvenuto del Dott. Gaetano Blandini del Ministero per i Beni e le Attività culturali, alle ore 10:00 avrà inizio il primo panel “Cinema: la legge di sistema” al quale, tra gli altri, parteciperanno l’On. Gabriella Carlucci, Vicepresidente della Commissione Bicamerale per l’Infanzia e membro della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, l’On. Valentina Aprea, Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, il regista Citto Maselli, Carlo Bernaschi dell’Anem, Paolo Protti dell’Anec, Riccardo Tozzi dell’Anica. A partire dalle ore 11:15 l’On. Gabriella Carlucci presiederà il secondo panel dal titolo “La via italiana al Tax Shelter” al quale interverranno Luigi Abete, Presidente della Bnl, Marina Salomon, Amministratore unico Altana spa, Gianmarco Committeri della Tonucci & Partners, Paride De Masi, Amministratore delegato Italgest, Fabiano Fabiani, Presidente dell’Associazione Produttori televisivi, il regista Edoardo Winspeare, Prof. Mario La Torre, Direttore del Master Film art management all’Università di Roma, Massimiliano Raffa, Presidente Giovani Imprenditori di Roma, Alessandro Braca, Presidente Giovani Industriali del Lazio.

L’On. Gabriella Carlucci, principale promotrice dell’evento, ha dichiarato:

“La proposta di legge di sistema, riguardante il riordino del cinema italiano, si pone l’obiettivo di istituire il Centro nazionale per il cinema e l’audiovisivo, facendo tesoro dell’esperienza di quei Paesi europei che considerano la cinematografia uno tra gli strumenti più efficaci per la diffusione della conoscenza della cultura e dei valori di una nazione. Dopo la recente introduzione del tax shelter e del tax credit, fortemente voluti dalla sottoscritta, questa riforma strutturale rappresenta un’ulteriore misura da adottare affinché l’industria cinematografica italiana possa tornare ad essere protagonista nel mercato globale della comunicazione e della produzione artistica. Questa premessa si coniuga perfettamente con la riforma che il cinema pubblico attende ormai da diversi anni, e con l’idea stessa di istituire il Centro Nazionale per il Cinema e l’Audiovisivo. Il modello di “Centro” interviene radicalmente sul sistema attuale, mutando la funzione dello Stato da semplice ente gestore ed erogatore di finanziamenti, in garante di servizi, di strategie di sviluppo e di risorse economiche per l’industria cinematografica. L’istituzione del Centro costituisce altresì l’occasione per procedere alla razionalizzazione ed armonizzazione delle attività del gruppo pubblico operante nel cinema, in ambito produttivo, distributivo, dell’esercizio, promozionale e dell’alta formazione, coniugandone ed integrandone le specificità con l’attività amministrativa della preposta direzione generale del Ministero per i beni e le attività culturali. Scopo del Centro, sulla base del principio di separazione tra indirizzo, controllo e gestione dell’intervento pubblico nell’economia e nella cultura, è di utilizzare in maniera efficiente, efficace e trasparente le risorse che la Repubblica destina allo sviluppo ed alla valorizzazione dell’industria nazionale cinematografica e dell’audiovisivo. L’incontro sarà anche l’occasione per illustrare le enormi possibilità di sviluppo per il settore cinematografico che possono derivare da una massiccia applicazione del tax credit e del tax shelter. Due strumenti utilissimi, una svolta epocale per quanto riguarda il reperimento di fondi da destinare al settore cinematografico. Una grande conquista, per la cui introduzione mi sono battuta strenuamente nelle aule parlamentari, vincendo le resistenze della sinistra, schiava del solito approccio assistenzialista. Due meccanismi virtuosi che se sfruttati efficacemente e nella giusta misura possono costituire il volano per il definitivo rilancio del cinema italiano.”

Economia e politica dello spettacolo.Carlucci&Barbareschi presentano la riforma del PDL

apr 10

cinema 

MODERNIZZAZIONE,LIBERALIZZAZIONE,

TECNOCRAZIA,MERITOCRAZIA
di Angelo Zaccone Teodosi (Presidente IsICult – Istituto italiano per l’Industria Culturale) 
 
Il Popolo delle Libertà ha presentato ieri al Teatro Valle di Roma, in un incontro promosso da Gabriella Carlucci   ( http://www.key4biz.it/Who_is_who/2007/12/Carlucci_Gabriella.html)                              , Responsabile Cultura e Spettacolo di Forza Italia, e Luca Barbareschi, candidato di Alleanza Nazionale, le proposte di riforma del settore dello spettacolo.

Modernizzazione, liberalizzazione, tecnocrazia, meritocrazia sono i concetti-chiave intorno ai quali ruotano le proposte : una legge-quadro sullo spettacolo dal vivo (teatro, in primis) ed una serie di “leggi di sistema” per gli altri settori, per arrivare poi ad un “testo unico” sullo spettacolo.

Lo Stato non deve investire meno, ma meglio, con una gestione più oculata e trasparente del Fondo Unico per lo Spettacolo (circa 500 milioni di euro l’anno). Nessuno deve ridurre il Fus, ma il Fus deve essere riformato, per verificare se è giusto assegnare 200 milioni di euro agli enti lirici e solo 8 milioni di euro alla danza.

Di fronte ad una platea qualificata di circa 200 operatori del settore (presenti tutti i “vip” dello spettacolo italiano, soprattutto a livello istituzionale-imprenditoriale, da Luciano Sovena a Filippo Roviglioni, da Tullio Camiglieri a Alberto Pasquale, ma anche con bei nomi del teatro, come Ivo Garrani), Carlucci e Barbareschi hanno presentato un set di proposte innovative, per alcuni aspetti “delicatamente” rivoluzionarie, destinate a scardinare la parte più conservatrice e conservativa dell’italico sistema dello spettacolo.

Senza dubbio, si tratta di interventi di modernizzazione radicale, impostati in chiave bi-partisan, come è stato riconosciuto da molti: non a caso, è intervenuto, manifestando la propria convinta adesione, anche Michele Placido, notoriamente schierato “a sinistra”. La presa di posizione ha fatto notizia, con il Corriere della Sera che ha dedicato oggi ampio spazio alla eterodossa sortita, riportando anche la posizione della storica Anac, ovvero di Citto Maselli, il quale ha riconosciuto che, se una iniziativa è valida, non ci si deve preoccupare più di tanto sulla “parte politica” che ne è promotrice.

Durante i lavori è emerso come ormai lo Stato centrale (Ministero) conti solo per un 30% nei finanziamenti alla cultura (1.860 milioni nell’esercizio 2006), una cifra quasi raggiunta dalle Regioni, che sono a quota 26 % (1.600 milioni), e ben superata dai Comuni, con il 44 % (2.800 milioni): ne deriva la necessità di una “cabina di regia” nazionale, che eviti gli sprechi e cerchi le sinergie.

In un documento tecnico di 40 pagine, fitto di analisi, di fronte ad una platea di operatori del settore, Carlucci ha illustrato (leggi la presentazione   http://www.key4biz.it/files/000090/00009072.ppt ), settore per settore, le criticità esistenti e gli interventi da mettere in atto dalla necessità di un maggiore raccordo tra gli enti lirici per ridurre i costi di produzione alla rifondazione di Cinecittà, che deve inglobare anche il Centro Sperimentale di Cinematografia, dalla creazione di compagnia nazionale per la danza ad un Ente Teatrale Italiano riformato per dare maggiore libertà agli operatori privati.

E’ emersa la volontà di imprimere al settore una azione di riforma radicale ma non aggressiva, che consenta di addivenire ad un rapporto ben temperato tra mano pubblica ed operatori privati, che riduca l’intervento diretto dello Stato (sovvenzioni) a favore dell’intervento indiretto (tax shelter ed altre agevolazioni fiscali).

Si prevede di sviluppare interventi a favore dell’impresa culturale, della creatività giovanile, e provvedimenti a tutela del welfare dei lavoratori dello spettacolo (per esempio, la pensione agli attori sulla base di 120 giorni all’anno di lavoro).

Carlucci ha richiesto che tutti i finanziamenti pubblici allo spettacolo siano trasparenti, costituendo una banca-dati nazionale alla quale possano accedere tutti i cittadini, che i dirigenti delle società pubbliche nel settore spettacolo vengano selezionati per bando pubblico internazionale.

L’esigenza primaria è l’efficacia e l’efficienza dell’intervento dello Stato nella cultura, garantendo la massima trasparenza.

Numerosi e qualificati gli intervenuti si sono avvicendati sul palco: il senatore Maurizio Sacconi (già Sottosegretario al Lavoro nel Governo Berlusconi), il Presidente dell’Agis Alberto Francesconi, il Presidente della Siae Giorgio Assumma, il Vice Presidente dell’Anica Riccardo Tozzi, il Sovraintendente del Teatro Stabile del Veneto Luca De Fusco, il Presidente della Fimi Enzo Mazza, il Presidente dell’Eti-Ente Teatrale Italiano Giuseppe Ferrazza, la Presidente della Confederazione Italiana delle Fondazioni e Associazioni a sostegno della Musica Lirico-Sinfonica e del Balletto Daniela Traldi, il Sovraintendente dell’Inda Fernando Balestra.

Quattro ore piene di dibattito, senza soluzione di continuità, e con una vivacità irrituale per un convegno : al di là dell’intervento “elettorale” di Gianni Alemanno, candidato a Sindaco di Roma per il Popolo delle Libertà, che ha proposto una politica culturale, per la Capitale, di tipo “strutturale” e non “evenemenziale”, il livello della manifestazione è stato tecnicamente elevato, come è stato apprezzato anche da partecipanti certamente non simpatizzanti per lo schieramento di centro-destra.

In particolare, Barbareschi ha sparato a zero contro alcune caste e lobby, che ingessano il settore e soffocano la libera creatività: è arrivato a definire l’Imaie una “associazione a delinquere”. Diffuse le critiche nei confronti della Rai (fatte proprie anche da Tozzi, a nome dei produttori cinematografici italiani), accusata di essere inadempiente rispetto alla sua “mission” di servizio pubblico non promuove in modo adeguato lo spettacolo, con particolare attenzione alla lirica, al teatro, alla musica classica, alla danza.

Non sono intervenuti né Berlusconi (impegnato in campagna elettorale in Sardegna) né Fini (che aveva assicurato la presenza, ma è stato bloccato da un contrattempo all’ultimo minuto), ma il Responsabile del Dipartimento Economia di Forza Italia per il Popolo delle Libertà, Pierluigi Borghini, ha manifestato la sua adesione alle proposte Carlucci-Barbareschi ed il Vice Coordinatore Nazionale di Forza Italia Renato Brunetta (e futuro Ministro per l’Economia, secondo alcuni osservatori) ha redatto un documento che è stato distribuito ai partecipanti (leggi il documento http://www.key4biz.it/files/000090/00009074.doc), che è in linea con la riforma-quadro illustrata ieri. In sostanza, la voce di Carlucci e Barbareschi non è “clamans in deserto”, ma sembra essere stata fatta propria da Berlusconi e Fini, quale che sarà il prossimo Ministro per la Cultura (il toto-nomine oscilla tra Letta e Bondi).

Una iniziativa senza dubbio di carattere “elettorale” (sia Carlucci sia Barbareschi sono candidati del Popolo delle Libertà, sebbene entrambi posizionati in collegi sicuri), ma dalla vocazione tecnica e discretamente super-partes.

Molti, nel settore dello spettacolo italiano, confidano che Carlucci e Barbareschi possano assumere un ruolo nel prossimo Esecutivo: sono entrambi due voci fuori dal coro, tecnicamente preparati, eterodossi ed anticonformisti. Ci sono le premesse per una vera “rivoluzione liberale” nell’italico settore dello spettacolo, dopo la grande delusione – diffusa, e riconosciuta anche in occasione della kermesse promossa qualche settimana fa dall’Anac – nei confronti della (non) politica culturale messa in atto da Rutelli. Sul sito di Radio Radicale, è disponibile la versione audio integrale del convegno
 


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