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Maiani:il caso del “cattivo maestro”sbarca nelle Aule europee.Ennesima figura dell’Italia di Prodi.

apr 10

“L’ennesima brutta figura del Governo di Prodi nel mondo. Il caso Maiani sbarca in Europa, dove il Vice Presidente al Parlamento Europeo, Mario Mauro, a seguito della nomina del fisico italiano Luciano Maiani alla Presidenza del CNR, ha sollevato un’interrogazione parlamentare sulle reali capacità di gestione amministrativa di Maiani. Nell’interrogazione, vengono sollevate alcune perplessità sulla gestione di Luciano Maiani – già noto “cattivo maestro” per aver firmato la famosa lettera conto il Papa alla Sapienza – e che ha portato ad un buco di bilancio di 510 milioni di Euro (più di 980 miliardi di lire, per i più affezionati alle vecchie lire) durante il periodo in cui Maiani era Direttore Generale dell’Istituto (199-2003). Il caso fu così clamoroso che il risultato fu una Commissione d’inchiesta internazionale, la Commissione Aymar, la quale concluse con un sostanziale giudizio di commissariamento del CERN. Il caso Maiani all’interno delle istituzioni europee, rappresenta l’ennesima brutta figura che dimostra come, con il Governo Prodi, il tasso di credibilità dell’Italia all’estero sia colato a picco. Uno scandalo di cui non avevamo bisogno, dopo la già pessima figura mondiale subita per colpa delle amministrazioni di sinistra della Campania  sul caso rifiuti”.

Troppo potere ai media, servono correttivi, e non da meno…il buonsenso!

feb 27

intervento
On. Gabriella Carlucci

Dove sta andando il mondo dei media? E quali sono i pericoli che un’informazione e un intrattenimento senza “confini artistici”o senza rispetto della dignità costituiscono per le generazioni più giovani? Quali sono gli effetti  che comunicazione, pubblicità e intrattenimento producono su suoi utenti?Sono questi gli interrogativi che dobbiamo porci, per evitare che i mezzi di comunicazione prendano direzioni sbagliate e che a rimetterci sia il futuro e la formazione dei nostri figli.
Premetto che sono un’accanita sostenitrice della libertà di stampa, di importanza fondamentale per una società libera e democratica. Per rendersi conto di quanto importante sia stata questa conquista per le civiltà occidentali, è sufficiente pensare all’arretratezza e agli squilibri in cui versano alcuni paesi – Asia e Medio Oriente in cima alla classifica – in cui la libertà di stampa risulta minacciata, e i media devono fare quotidianamente i conti con la repressione o con la censura.
Tuttavia, libertà dei media significa anche rispetto delle regole professionali, del buonsenso, e della sensibilità dei diversi interlocutori. I minori per primi. E’ di qualche giorno fa la polemica nei confronti di Sony e di Mtv per aver mandato in onda il video di una donna tagliata a pezzi invocando la libertà artistica.

La matassa di questo paradosso non è facile da sbrogliare. Il diritto a ricevere e fare comunicazione (art. 13) e il diritto alla tutela da una comunicazione nociva ( art. 17) sono concetti chiaramente richiamati dalla Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia. Ciò significa che, una buona informazione, deve fare riferimento anche alla responsabilizzazione sociale. Se il tempo trascorso dai bambini davanti alla tv o in internet o con i videogiochi è pari, se non superiore, al tempo trascorso a scuola, possiamo a buon diritto definire i media una sorta di agenzia educativa che concorre alla formazione dei ragazzi. Di qui scaturisce una responsabilità dei media nei loro confronti, che non si deve configurare solo come tutela e protezione da contenuti potenzialmente dannosi, ma anche come promozione di contenuti funzionali ad una formazione psicofisica equilibrata.

Dai cartoni animati alle figurine adesive, da internet ai videogiochi, dai cartelloni pubblicitari alle raffigurazioni stampate sui capi d’abbigliamento per ragazzi, per finire al cellulare, nel panorama multimediale attuale questi strumenti stanno divenendo i mezzi preferiti di comunicazione interpersonale delle giovani generazioni. Il padre del villaggio globale, Marshall McLuhan, parlava dei media come estensione delle facoltà sensoriali dell’uomo. Figuriamoci cosa accade nell’encefalo di un ragazzo! Occorre, quindi, da una parte che questi strumenti tengano conto della sensibilità e della fragilità dei loro interlocutori, amputando ogni modello violento o diseducativo che possa nuocere alla loro crescita, e dall’altro insegnare ai ragazzi a decodificare i messaggi di allarme contenuti in essi.
Il comitato di controllo media e minori nel suo consuntivo 2007,fa rilevare una accentuazione in termini preoccupanti, nei numeri e nei toni, della programmazione violenta, soprattutto in film,telefilm,trasmissioni informative,compresi i tg e persino i cartoni dedicati ai bambini.
Infatti delle 37 violazioni rilevate,ben 23 riguardano la violenza nelle sue diverse accezioni:psicologica,fisica,verbale,singola,di branco,nella scuola,negli stadi. Tutti casi nei quali si può generare emulazione,ma soprattutto  fornire una distorta visione del mondo,che alla lunga può
creare un atteggiamento di indifferenza nei confronti della violenza, mentre il persistere di rotocalchi informativi dedicati alla nera e al gossip può indurre ad un rapporto con gli altri tra lo sfiduciato e l’irresponsabile.

Se si arriva, come oggi con questo convegno, a dedicare un focus all’analisi dei linguaggi multimediali e alla responsabilità sociale dei media, in rapporto alla loro influenza sull’educazione e sulla formazione adolescenziale, è perché qualcosa è andato storto. Negli anni, troppe volte i mezzi di comunicazione hanno accarezzato l’esagerazione, moltiplicando i fenomeni di bullismo, violenza o emarginazione sociale. Una preoccupazione che, qualche settimana fa, ha addirittura scatenato una “tirata d’orecchie” ai media, dal Santo Padre.

Un appello articolato, centrato sull’importanza della responsabilità sociale dei media nell’educazione dei bambini e su come valorizzare “quello che è esteticamente e moralmente eccellente”.  Di fronte ai contenuti feroci, spiega il Papa, i bambini “devono essere aiutati a sviluppare la propria opinione, la prudenza e la capacità di discernimento”. In questo senso, l’auspicio è che “i responsabili dell’industria dei media formino ed incoraggino gli operatori del settore a salvaguardare il bene comune, a sostenere la verità, a proteggere la dignità umana individuale e a promuovere il rispetto per le necessità della famiglia”. “E’ perversione ogni tendenza a produrre programmi, compresi film d’animazione e videogames, che in nome del divertimento esaltano la violenza, riflettono comportamenti anti-sociali o volgarizzano la sessualità umana”.

Non sono parole infarcite da una moralità cristiana – come a qualcuno piacerebbe polemizzare. L’appello del Santo Padre alla responsabilità civica dei media, è l’appello che ogni genitore – io per prima come mamma  – deve saper cogliere affinché, all’insegna di un giusto pluralismo mediatico,  si sappiano scegliere gli strumenti più leciti ed idonei ad una serena crescita dei nostri figli.

Chiamiamola infoetica, chiamiamola etica giornalistica, chiamiamola responsabilità sociale dei media, chiamiamola coscienza professionale. Il concetto è che il quarto potere non deve sconfinare fino a condizionare negativamente la crescita dei nostri ragazzi. In fondo, se si chiamano media, è perché devono soprattutto mediare i loro significati a seconda della comunità di utenti. Oggi  la politica, il parlamento sono qui per ascoltare.Devono recepire suggerimenti e spunti per mettersi al servizio degli operatori dei mass media ed eventualmente elaborare dei provvedimenti condivisi per evitare che i media stessi diventino il megafono di idee e visioni della realtà spesso fuorvianti.

A tutti coloro che mi hanno scritto sulla questione della Presidenza CNR

feb 25

Rispondo a tutti insieme ringraziandovi delle vostre lettere anche quando sono inutilmente insultanti.
 Uno stato di diritto ha le sue regole. E’ stato fatto un bando pubblico per nominare il nuovo presidente del CNR. L’espletamento di un bando pubblico ha regole ben precise. La Commissione che lo gestisce ha il dovere di presentare una relazione per mostrare che la decisione è stata presa in maniera consona e del tutto trasparente. Se così non avviene, e così non è avvenuto, tutte le illazioni sono possibili. Si può pensare, per esempio, che si sia trattato di una decisione puramente partitica come lo stesso Parisi, Presidente della Commissione, ha difatti ammesso in sue dichiarazioni alla stampa e in una sua lettera. Esistono documenti ufficiali che mostrano la stretta vicinanza politica fra Mussi, Parisi e Maiani.
 Sembra che una quarantina di scienziati (neanche questo è sicuro) abbiano partecipato al bando. Parisi ha lasciato trapelare solo alcuni nomi dei bocciati. Bocciati peraltro a tempo di record. Sui giornali ha fatto più notizia il nome di qualche bocciato che non il nome del vincitore. Maiani avrà spazio sui giornali solo dopo che il suo nome sarà apparso fra coloro che hanno firmato la lettera contro il Papa. Parisi, operando nella massima segretezza, potrebbe aver lasciato trapelare i nomi di coloro che considera politicamente lontani o particolarmente antipatici semplicemente per umiliarli. Spero che non sia così ma la mancanza di qualunque documentazione rende lecito il dubbio. Dubbio anche avvalorato dal fatto che la Commissione ha voluto fare un bando pubblico. Poteva semplicemente guardarsi intorno e proporre una terna al Ministro. Invece ha preferito umiliare una quarantina di persone che, secondo quanto affermato dal sottosegretario Modica in Commissione Cultura della Camera, sarebbero delle semplici nullità rispetto a Maiani. Il buonsenso mi dice che non può essere così e per questo mi sono opposta attirandomi insulti di ogni genere per aver semplicemente fatto il mio dovere di membro dell’opposizione. Si ricordi inoltre che tutto questo è avvenuto a Camere sciolte.
 Concludendo mi sono convinta che Maiani non è il migliore scienziato possibile e immaginabile come vuol far credere una lobby scientifica molto potente che ha la Fisica delle Particelle come disciplina principale e la “Sapienza” come luogo di incontro preferito.
 Spero che al più presto si faccia un’attenta analisi su come vengono suddivisi i fondi pubblici per la ricerca. Che servano ad affrontare i gravi problemi del Paese e non solo a produrre tante pubblicazioni (anche sbagliate secondo Glashow) con tante citazioni per soddisfare la vanità di qualcuno.

Gabriella Carlucci
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